ho portato i pennarelli e l’album grande
per disegnare le balene cantastorie
ma piove così tanto in questa strada
che lascio le balene negli abissi
perché, al primo tratto di matita,
ho visto dipanarsi sopra al foglio
un ghigno birichino di balena,
una grigia pinna malandrina,
ed ho capito, senza dubbio alcuno,
che al terzo tratto di pennarello grigio
un balzo del cetaceo irriverente
l’avrebbe proiettato verso il mare
seguendo lento lento la corrente
di questo fiume
che già si va a creare
tra questo acciottolato disconnesso
tra questi miei piedi intabarrati
in tozzi stivaletti alla Lamù
che ogni anno non riesco a non comprare
e la tentazione è forte
di lasciare
che le balene
se ne vadan tutte
felici, scivolando verso il mare,
schivando, allegre, scogli e frangiflutti
ma son balene rare, cantastorie,
e il mondo, proprio oggi, non può stare
senza la fantasia curiosa e amena
che contraddistingue una balena.


